L'impianto di protesi peniena è l'ultima opzione per la disfunzione erettile, ed è anche l'unica definitiva. Nei pazienti selezionati e correttamente informati i tassi di soddisfazione sono fra i più alti di tutta la chirurgia urologica, superiori a quelli di molti interventi considerati meno «estremi». La ragione è semplice: funziona sempre, non dipende dal farmaco, non dipende dall'ansia.
- Che cos'è
- Impianto che sostituisce il tessuto erettile: erezione disponibile in qualunque momento, indipendente da farmaci, stimoli e ansia.
- Senza ritorno
- Dopo l'impianto l'erezione spontanea non torna, perché il tessuto cavernoso viene dilatato e non è più recuperabile. Sensibilità, orgasmo ed eiaculazione restano invece quelli di prima.
- Chi è candidato
- Disfunzione erettile grave che non risponde a farmaci orali e iniezioni: esiti di prostatectomia radicale, diabete di lunga durata, fibrosi dopo priapismo, Induratio con deficit, radioterapia pelvica. Non lo è chi risponde ancora alle terapie meno invasive o ha un'infezione attiva.
- Dispositivi
- Idraulica a tre componenti come standard, a due componenti dopo chirurgia pelvica estesa, malleabile quando la destrezza manuale è limitata.
- Intervento
- Anestesia spinale o generale, di norma una notte di ricovero; il dispositivo si attiva dopo quattro-sei settimane, in una seduta dedicata all'uso della pompa.
- Rischi
- Infezione, che obbliga a rimuovere l'impianto; guasto meccanico, con revisione possibile nell'arco di dieci-quindici anni; percezione di un pene più corto, legata al tessuto perso prima dell'intervento.
- Valutazione
- Visita andrologica 150 €, meglio se insieme alla partner (tariffario).
L'impianto è un intervento senza ritorno
La protesi sostituisce il tessuto erettile, non lo ripara. Una volta impiantata, l'erezione spontanea non torna più: i corpi cavernosi vengono dilatati per alloggiare i cilindri, e il tessuto nativo non è più recuperabile. È un intervento senza ritorno, e questa frase va detta all'inizio del colloquio, non alla fine.
In cambio si ottiene un'erezione disponibile in qualunque momento, indipendente da farmaci, stimoli e tempi. Sensibilità, orgasmo ed eiaculazione non vengono modificati: restano quelli di prima, perché l'intervento non tocca né i nervi sensitivi né le vie eiaculatorie.
Chi è candidato
Uomini con disfunzione erettile grave che non risponde ai farmaci orali né alle iniezioni intracavernose, o che non tollerano queste terapie. Tipicamente: esiti di prostatectomia radicale, diabete di lunga durata con neuropatia, fibrosi dei corpi cavernosi dopo priapismo, Induratio Penis Plastica con curvatura grave associata a deficit erettile, esiti di radioterapia pelvica.
Non è candidato chi ha ancora una risposta accettabile alle terapie meno invasive, chi ha un'infezione attiva, chi ha un diabete scompensato, e chi arriva con aspettative che nessuna protesi può soddisfare: un aumento di dimensioni rispetto a prima della malattia, per esempio, non è un risultato ottenibile.
Due famiglie di dispositivi
La protesi idraulica a tre componenti è lo standard di riferimento: due cilindri nei corpi cavernosi, una pompa nello scroto e un serbatoio di liquido in sede addominale. Premendo la pompa il liquido passa nei cilindri e produce l'erezione; una valvola la fa regredire. È quella che riproduce meglio il comportamento naturale, sia in erezione sia a riposo.
La protesi a due componenti integra il serbatoio nella pompa ed evita l'accesso addominale: è indicata in pazienti con pregressa chirurgia pelvica estesa o quando lo spazio retropubico è compromesso. Su questo dispositivo ho partecipato a uno studio multicentrico italiano sulla soddisfazione dei pazienti, pubblicato negli Archivio Italiano di Urologia e Andrologia nel 2016.
Le protesi malleabili, non idrauliche, sono due cilindri semirigidi modellabili manualmente. Sono più semplici, meno costose e con meno parti che possono guastarsi; il pene resta però sempre della stessa consistenza, il che può creare problemi di occultamento sotto i vestiti. Restano una buona scelta in pazienti con limitata destrezza manuale.
L'intervento e il dopo
Si esegue in anestesia spinale o generale, con un accesso peno-scrotale o infrapubico, e richiede di norma una notte di ricovero. La profilassi antibiotica, la preparazione del campo e la tecnica «no-touch» sono parte integrante della procedura: l'infezione è la complicanza che più di ogni altra determina il destino dell'impianto, perché obbliga a rimuoverlo. La profilassi è doppia, perché deve coprire sia i germi della pelle sia i Gram-negativi: una cefalosporina come la cefazolina 2 g per via endovenosa, associata a un aminoglicoside come la gentamicina e sostituita dalla vancomicina in chi è allergico alle penicilline o è portatore di stafilococco resistente. Le protesi idrauliche arrivano già rivestite di rifampicina e minociclina, oppure vengono immerse in soluzione antibiotica prima di essere posizionate. Dopo l'intervento bastano paracetamolo 1 g e un antinfiammatorio come il ketoprofene per le prime due settimane, con ghiaccio e sospensorio. La parte endovenosa non riguarda il paziente a casa: la prepara e la somministra l'équipe in sala operatoria. I nomi sono qui perché chi si informa prima di un impianto ha diritto di sapere come viene prevenuta l'infezione che decide il destino della protesi.
Nelle prime due settimane il dolore e l'edema scrotale sono la regola. L'attivazione del dispositivo avviene a distanza di circa quattro-sei settimane, con una seduta dedicata in cui insegno a usare la pompa: è un gesto che richiede pratica, e nessuno lo esegue bene al primo tentativo.
Rischi, detti per intero
Infezione, che richiede la rimozione e un reimpianto differito. Malfunzionamento meccanico, che nei dispositivi moderni è raro nei primi anni ma aumenta con il tempo: una quota di pazienti andrà incontro a una revisione nell'arco di dieci-quindici anni. Erosione o malposizionamento dei componenti. Riduzione percepita della lunghezza, che è il motivo di insoddisfazione più frequente in assoluto e dipende dalla perdita di tessuto già avvenuta prima dell'intervento, non dall'impianto in sé.
Dove la fibrosi è estesa, per esempio dopo priapismo o dopo la rimozione di un impianto precedente, la chirurgia è tecnicamente molto più complessa e il risultato meno prevedibile. Le ricostruzioni dei corpi cavernosi dopo complicanze severe sono un capitolo a sé: i video di queste procedure eseguite nel nostro gruppo sono stati premiati ai congressi nazionali della Società Italiana di Andrologia nel 2014, nel 2015 e nel 2016.
Il colloquio con la partner
Dove possibile, la valutazione preoperatoria include anche la partner. La soddisfazione dopo l'impianto dipende in buona parte dall'allineamento delle aspettative dentro la coppia, e le poche insoddisfazioni che vedo nascono quasi sempre da un'informazione rimasta a metà.
Domande frequenti
Orgasmo ed eiaculazione cambiano?
No. L'intervento non tocca i nervi sensitivi né le vie eiaculatorie: sensibilità, orgasmo ed eiaculazione restano quelli di prima. Quello che cambia è soltanto il modo in cui si ottiene la rigidità, che diventa disponibile in qualunque momento e non dipende più da farmaci, stimoli o ansia.
Quanto dura una protesi?
Nei dispositivi moderni il guasto meccanico è raro nei primi anni e aumenta con il tempo: una quota di pazienti va incontro a una revisione nell'arco di dieci-quindici anni. La revisione è un intervento programmabile, diverso dalla rimozione forzata che impone invece un'infezione.
Il pene sarà più corto?
La riduzione percepita della lunghezza è il motivo di insoddisfazione più frequente in assoluto, e dipende dal tessuto perso prima dell'intervento, non dall'impianto. Per questo la misura si discute prima, con la partner quando è possibile: un pene più lungo di quello di partenza non è un risultato ottenibile.
Quando si riprende l'attività sessuale?
Il dispositivo si attiva a quattro-sei settimane dall'intervento, in una seduta dedicata in cui insegno a usare la pompa. Nelle prime due settimane dolore ed edema scrotale sono la regola; usare bene la pompa richiede pratica e nessuno ci riesce al primo tentativo.
Si nota sotto i vestiti?
Dipende dal dispositivo. L'idraulica a tre componenti riproduce il comportamento naturale sia in erezione sia a riposo, quindi non si nota. La malleabile mantiene sempre la stessa consistenza e può creare qualche problema di occultamento: è uno dei motivi per cui si sceglie solo quando la destrezza manuale è limitata.
La decisione non si prende al telefono: serve una visita andrologica in cui si verifica che le alternative siano state davvero esaurite, si valuta il quadro locale e si discute quale impianto ha senso, 150 euro con referto alla fine (tariffario). Chi viene per una seconda opinione porti il referto operatorio e la proposta ricevuta. Numero unico per prenotare: +39 051 952 7971, sedi nella pagina contatti.
La chirurgia protesica peniena l'ho imparata al corso itinerante N.A.S.A. della Società Italiana di Andrologia, biennio 2014-2015: l'attestato e che cosa comprendeva sono nella pagina Multimedia; il percorso completo, compresi gli anni al Sant'Orsola, è nella pagina su di me.
